È in corso a San Vincenzo (LI), nella sede del Palazzo della Cultura presso la Biblioteca Comunale, in via B. Alliata, dal 2 al 12 maggio 2009, la personale di scultura e collage all’insegna di un raffinato minimalismo in chiave arte povera di Margherita Santomauro.
Nella mostra organizzata a cura di Mauro Pantani per “Athena Spazio Arte” di Suvereto, la forza irruente della natura, che scambia forme, ricordi e significati con le oggettualità di recupero dagli scenari del quotidiano, pervade gli assemblaggi creativi, monumento di tramandate vicende, talismano di preziose immagini, le pieghe e le venature dei legni e dei ferri, imitano i percorsi dell’anima e indagano negli archivi della memoria. Realizzazioni che si materializzano dopo lunghe e libere ricerche nell’ambiente naturale, nell’intuizione di forme finite, dove il significato si è già sedimentato negli strati temporali di tavole ritornate corteccia, di cortecce e tronchi che imprigionano statue, con un procedere di creativa e raffinata spontaneità che collegano il percorso dell’artista dalla “composizione floreale” (esperienza accademica dell’Istituto I.I.D.F.A. di Sanremo), alle sperimentazioni concettuali dell’arte contemporanea.
La biografia complessa dell’artista, nel passaggio dai clamori e regole consuetudinarie della città, di cui conserva elementi e precipitati di senso in alcune opere (citazione quasi ironica di composizioni botaniche non più decorative, ma cariche di nuovi e spesso incisivi significati), ricerca un modus vivendi diverso, nella riscoperta delle logiche proprie della storia pregressa e degli ambienti incontaminati boschivi, marini e rurali. I dinamismi e le contorsioni verso l’alto nella progressiva riduzione all’essenza dei particolari, per la materializzazione del concetto portante, come ne “L’uomo delle nevi”, superba statua in legno, metallo e pietra, trattata con tecniche di lavorazione che ne amplifica i connotati ed il chiaro-scuro della materia “narrante”.
Talvolta le composizioni verticali in legno riportano elementi della “produzione industriale” come le “molle” in acciaio che imitano galassie cosmiche, o contenitori in metallo ritrovati piegati e corrosi dalla forza del mare e dagli agenti atmosferici, in un gioco fra espressionismo e design, tra prodotto della natura e artificio dell’uomo, nel determinismo preponderante verso la forma animistica di riuscita sintesi finale.
Una notevole tensioni tra le parti, costruita negli interventi minimi, ma fondamentali, caratterizza la produzione artistica generale, fra astratto e figurativo: dagli eleganti “cavalieri-corteccia”, alle “dolorose pietà” contemporanee in legno di ulivo, montati su rigorosi e riequilibranti piedistalli in acciaio, in creazioni tendenzialmente monocrome (in alcuni casi sfere rosse o argento introducono un tocco pop-art), fino ai diversi livelli di significato delle composizioni più concettuali, come la palla di ferro “senza titolo”, compiutamente astratta.
Nata a Recoaro Terme in provincia di Vicenza, classe 1943, Margherita Santomauro ha vissuto diciassette anni a Chiavari nel levante ligure vicino a Genova. Da qui la frequentazione dal1988 al ‘92 dell’Istituto Italiano di Decorazione Floreale nella sede distaccata di Rapallo, seguendo i corsi di alto livello formativo. Nel 2004 partecipa alla rassegna d’arte “Forme in Libertà”, prima mostra collettiva italiana di arte floreale astratta, ospitata nel Palazzo Ducale di Genova, dove è presente anche nel catalogo con due opere. Negli anni successivi partecipa a mostre personali e collettive fra Cecina e Firenze: il Premio Rotonda Città di Livorno nelle due edizioni 2006 e 2007; rassegna “Donne dell’Arte in Toscana” presso il Parco D’Arte Pazzagli a Firenze nel 2008; la collettiva “Trascendenze”, in corso a Cecina (LI) dal 24 aprile all’11 maggio 2008; la personale a Suvereto (LI) nell’agosto 2008; nello stesso periodo la collettiva a Venturina (LI), nella sed
|