La traccia materica è quella della “macchia”, dalla scuola livornese della prima modernità, ma i timbri cromatici in declinazione fauve (colori “selvaggi” e innaturali, come dalla tradizione francese) introducono in una rivisitazione simbolica degli scorci del quotidiano, attraversati da un anelito cosmico-universale, in un percorso visionario che va dal paesaggio consueto e familiare ai vortici astratti dell’infinito. E’ la mostra di pittura in corso al Caffè Galleria Betti, a Ponteginori (PI), dal 21 marzo al 18 aprile 2009, che presenta i lavori del livornese Giovanni Ghini, dalla selezione del gallerista Roberto Odierna, e con l’allestimento di Enrico Betti.
Una luce romantica che rievoca le atmosfere di Friedrich, nella partitura tonale, dove le cromie hanno perduto però il contatto con il verismo ed il naturale, nella ricostruzione di una poesia simbolista che si svela nel mistero interno della logica pittorica.
Giovanni Ghini dopo un primo percorso da autodidatta, segue nei primi anni ‘70 la Libera Accademia di Belle Arti, con la guida del maestro Voltolino Fontani. Da una iniziale impostazione accademica, prosegue con una sperimentazione autonoma di forme e colori, nei soggetti prediletti del paesaggio reinterpretato, dai borghi alle marine, fino alle nature morte concettuali in prospettive cezanniane. Nel percorso artistico e di ricerca, partecipa a numerose rassegne d’arte (recentemente anche il Premio Rotonda città di Livorno, edizione 2008) e riceve premi e riconoscimenti tra cui il “Titolo accademico Benemerito”. La personale sarà aperta ai visitatori fino al 18 aprile 2009, ad ingresso libero, tutti i giorni, lunedì escluso, dalle 9 alle 20.
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