Concorso letterario a Villa Petriolo (Cerreto Guidi - FI)
“I GIORNI DEL VINO E DELLE ROSE”, tra memoria e creazione L’edizione 2008 del Concorso letterario di Villa Petriolo
da un'idea di Silvia Maestrelli coordinamento progetto a cura di Diletta Lavoratorini
PREMESSA
“In ogni bicchiere di vino l’immagine di una giovane donna giovane giovane di annata pronto subito alla beva profuma di dolci incantamenta il vino liberato di botte ha l’allegria della ragazza di domenica come dimenticare morbida tenero vellutato diffusa elegante calda vivace amoroso sensuale seduttore frizzante si accompagna fa mostra della veste rosso granata profuma di maliziosa vaniglia lo bacio lo bacio sapido acerbo ragazza in fiore primo amore in quella scontrosità avverti la dolcezza poco poco non si scopra a furia di innocenti bacetti si fa venire i cerchioni agli occhi la timida vinella dolce dolce bionda cantina lustra e ‘llaria tene chesta padrona fa mostra della veste gialla profuma di malizioso zafferano giungono ragazze ridendo hanno lasciato l’alba in città a bere il vino nuovo piedi nudi cosce colte dal vento il n’est pas de samedi quin’ait soleil à midi femme ou fille soleilant ui n’ait vin sans amant il vino cola da loro d’ottobre gli danno vita profumo di rose fresche la rosa è una rosa una rosa una rosa odora di rose il vino spogliato carnoso spogliata sensuale calda soz ciel n’a home par quant sii barbue qui ne la veult avoir en sit braz nue ha atteso che giungessero ridendo a far completo l’amore di rose vino nuovo lo bacio lo bacio giovane vivido brucia l’immaginazione le ragazze ridono ma non lo sanno fuggire”. Luigi Veronelli, dalla Prefazione a “Confesso che ho bevuto. Racconti sul vino e sul piacere del bere”, a cura di Luigi Ananìa e Silverio Novelli, DeriveApprodi, Roma, 2004
L’assaggio del vino serba in sé una traboccante potenzialità evocativa, racchiude tanto il piacere di gola quanto, nel rammentarne – dirne, riportando alla memoria - le sensazioni, il com-piacimento, la voluptas, della parola. Sa di…E’ come il…Ricorda la….sono spie linguistiche, frutto di un allenamento appassionato, di una coltivazione della sensibilità gustativa, di un ‘rapporto vivificante con ciò che è assolutamente vitale’ , che ci spinge ad aprire i cassetti della memoria per rintracciare la quintessenza del nostro vissuto e tentare di darle voce autentica. E il nominare, come la lezione di Luigi Veronelli insegna, estende la sensibilità.
Il concorso letterario di Villa Petriolo “I giorni del vino e delle rose” intende esplorare la densità simbolica e l’immaginario del vino, incentrando il tema dell’edizione 2008 specificatamente sulla sua valenza di medium, eminente mezzo di godimento anche, e soprattutto, spirituale, tramite per raggiungere l’ebbrezza, la comunione, frequentare la seduzione, la meditazione, assaporare la nostalgia, il ricordo. E sulle parole per raccontare e far raccontare il vino. E’, infatti, soprattutto nella letteratura che il linguaggio del vino e del cibo si mescola, moltiplicandosi, con la parte più ritrosa della vita umana: il lessico delle sensazioni e dei sentimenti. Si ricordi la celebre madeleine intinta nel thé, quel dolcetto in grado di scatenare tutte le memorie nelle migliaia di pagine de La ricerca del tempo perduto. Un tipo di esperienza praticabile da chiunque eserciti i sensi. Un profumo, un sapore, ci trascinano nel vivo di una situazione vissuta anche tanti anni prima, con un’immediatezza nel sentire che ci meraviglia. Il vino può persino evocare volti, personalità, divenendo dimensione metaforica di un’esistenza; il valore di un vino, la sua fragilità o resistenza, il momento giusto per esser bevuto o il tempo del riposo in cantina, identificano gli umori e le inclinazioni di chi quel vino lo ha prodotto, lo ha bevuto, o di chi, semplicemente, a quel vino somiglia. Oltre che generare ricordi personali, il vino può regalarci un’impressione più indefinita, evocare a sua v
|