L'artista Federico Sguazzi residente nella cittadina storica di Suvereto in Alta Maremma esporrà dal 29 febbraio al 2 marzo presso la FIERA INTERNAZIONALE D'ARTE di Roma
Le narrazioni da un bosco antico, settecentesco-ottocentesco, si tingono di timbri di nero denso e dalla sinteticità plastica e palpabile, a metà tra la traccia storica ed archeologica ed il sintetico urbano e metropolitano più contemporaneo, nell’opera di pittura, scultura, fotografia artistica e raffinato design di Federico Sguazzi, artista residente nello storico centro toscano di Suvereto (LI), alle porte della Maremma.
Sul filo conduttore di un’inedita “arte povera” si delinea il recupero progressivo dei materiali più disparati, dal legno alle plastiche e polisteroli abbandonati, ritrovati, elaborati e ricontestualizzati da un sapiente ed elegante lavoro minimalista e di sintesi, di grande forza e suggestione contemporanea.
Un design anche sottile, oltre alle tavole pittoriche e para-pittoriche, in un “aggancio” estremo di senso tra la storia antica più classica, tentazioni esotiche ed orientali, fino alla loro rappresentazione immediata e di sintesi nella plasticità-sinteticità moderna, rappresenta una parte importante della produzione dell’artista, caratterizzata negli anni passati anche da un surrealismo sereno e nostalgico nelle stesse gradazioni di bianco, grigio, nero e beige, dell’opera fotografica.
L’ampia attività di Federico Sguazzi inizia infatti con la fotografia fino alla pittura ed alle più complesse soluzioni recenti che combinano su ampi supporti bidimensionali “neo-sculture” e collages di materiali duri ed anonimi (filanciani, polistiroli, plastiche varie) sublimati nella ricontestualizzazione artistica, fanciullesca e narrante di un lavoro in parte attento e sapiente in parte emozionale e di derivazione istintuale ed informale.
La poesia, il sentimento più autentico e fanciullesco, la narrazione felice e leggera di “fiabe per bambini”: l’espressività infantile e primordiale, costruita e recuperata come in un gioco automatico e libero attraverso un ambiente apparentemente duro, freddo, dai toni monocromi e le tinte in piombo, o più elegantemente ricondotto ai pastelli struggenti ed essenziali del Nord, come da periferie metropolitane nostalgiche e memori di un “bosco” antico dei significati perduti e che non c’è più.
Rilievo non secondario ha anche la scultura concepita però come un assemblaggio di significato minimalista ancora una volta risultato immediato e di senso da forme intuite e riconosciute nell’ambiente urbano e naturale.
Tra il sorriso antico etrusco e le linee altrettanto enigmatiche e moderne di Da Vinci e di Amedeo Modigliani, in tavole a metà tra la seconda e la terza dimensione, il catrame, la plastica il ferro o il cemento, si fanno così “magicamente” raffinata porcellana o luminescenza visiva in argento, tra la luna e la terra, la natura e la finzione più sintetica, verso una nuova alba dopo l’attraversamento consapevole di un sublimato, antico e riproposto, quasi come sulla scia di cicli esoterici e misteriosi, umano, autentico e condiviso dolore.
Posta elettronica info@federicoealessandrasguazzi.com
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